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La Fagiolina del Trasimeno


Carta d’identità della Fagiolina del Trasimeno

Per la Fagiolina del Trasimeno si è costituito nel dicembre 2000 a Castiglione del Lago un presidio Slow Food che, nella "filosofia" del Movimento, mira a tutelare e recuperare,attraverso interventi concreti, prodotti tipici delle diverse zone, coltivati con metodi naturali, unici per caratteristiche qualitative, ma in via di estinzione.
Il disciplinare, una sorta di carta d’identità del prodotto, è frutto di un lavoro comune tra Comunità Montana, associazioni di categoria e Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia. Lo scopo è quello di tutelare produttori e consumatori, sulla base di quanto dettato a livello europeo. Si sono duvute superare grosse difficoltà iniziali, incontrate soprattutto per l’aver individuato ben 17 tipologie di fagiolina. Difficoltà superate grazie alle tecniche di biodiversità, che hanno permesso di individuare per la fagiolina del Trasimeno caratteristiche genetiche molto simili tra loro.
Anticamente coltivata nelle pianure intorno al lago Trasimeno, la fagiolina sembra che fosse conosciuta fin dai tempi degli etruschi, è una produzione che è andata scomparendo nel corso del tempo, sia perché considerata cibo "povero", sia perché non adatta ad una coltivazione di tipo industriale. Le maggiori difficoltà per i produttori sono infatti legate ai costi di produzione, soprattutto di raccolta: è infatti un prodotto a maturazione scalare.
La fagiolina non è un fagiolo, ma una leguminosa, la Vigna unguiculata, di forma simile al fagiolo e con un caratteristico "occhio nero" nel punto di aggancio al baccello. Attualmente nella zona del Trasimeno soltanto pochi produttori si dedicano alla sua coltivazione resa possibile richiedendo il seme, ormai scomparso quasi del tutto, alla Banca dei semi della facoltà di Agraria dell’Università di Perugia.

Le origini

Le origini della Fagiolina del Trasimeno (scientificamente Vigna unguicolata), non appartenendo alla famiglia dei Faseolum (fagioli americani), sono da ricercarsi nella lontana Africa; è infatti arrivata in Umbria diffusa dai popoli del mediterraneo.
Teofrasto, l’allievo preferito di Aristotele, ci rende noto che la specie era coltivata in Grecia nel 300 a.C. e furono probabilmente i Greci a diffonderlo negli altri Paesi del Mediterraneo.
Nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio ci fa sapere che venne coltivata prima dagli Etruschi e poi dai Romani.
Fino agli anni ’50 fu coltivata da tutte le famiglie contadine del bacino del Lago Trasimeno.
Questa produzione è stata via via sostituita con quella di fagioli dalle origini americane (molto più produttivi)

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